Il caso Florian Grossrubatscher
e la Rovereto della “Belle Époque”

di Giuseppe Maria Gottardi
F.to 17x24 cm - 758 pagine
ISBN 978-88-7498-291-2
Euro 30,00 con dvd allegato

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Trascorsi ormai sono centodiciassette anni, che la per l’illustre città di Rovereto fu lacrimevole teatro, ove si rappresentò l’infausta tragedia dell’assassinio di Johann Alton e della di lui nipote Maria, commesso da tale Florian Grossrubatscher.
Nei trascorsi lustri quasi nessuno si applicò a scrivere di questo esecrabile avvenimento, e solo nelle ingiallite pagine dei giornali dell’epoca, che giacciono sepolte dall'oblio nella nostra incommensurabile Biblioteca civica di Rovereto “Girolamo Tartarotti” è possibile rinvenirne le notizie essenziali. Ma questi resoconti, benché pieni di passione, non scrissero tutto quello che accadde in questo avvenimento. Io però, nel recupero di questo fatto addurrò molte notizie, assai veritiere benché nascoste, con alcune piccole memorie molto necessarie alla sua comprensione ... Non altro, carissimo Lettore, io pretendo da questa fatica, che la soddisfazione di aver posto sotto l’occhio curioso, un memorabile benché funesto racconto. Assicuro però, che il lavoro su questa storia è stato di getto, senza curarmi di dargli una bella perfezione...

Alle ore 8.20 del 3 aprile del 1900, il treno proveniente da Kufstein entrò sferragliando nella Stazione di Rovereto. Tra i passeggeri c’era un uomo che si renderà responsabile del più atroce misfatto che mai vide la sublime città di Rovereto. Questo stesso treno sarebbe ripartito poco dopo per giungere a superare il maestoso ponte di ferro sull’impetuoso torrente Leno che attraversa questa graziosa città. Nel suo percorso, i passeggeri avrebbero intravvisto in questa uggiosa giornata primaverile, sempre sulla sua destra, il sonnacchioso paese Comune di Sacco, ben famoso in tutto l’Impero per la sua maestosa I. R. Manifattura dei Tabacchi. Abbiamo scritto dell’impetuoso torrente Leno ed invero non è improbabile che anche il quella difficile primavera, la massa delle acque fosse assai consistente. In assenza delle attuali plurime dighe di contenimento, il Leno era quasi sempre, nella primavera e nell’autunno un pessimo soggetto. Tornando al nostro uomo, per quanto fece, dove andò e chi incontrò si potrà averne un’idea più avanti in questo capitolo. Per il momento, basti sapere che nove giorni dopo, il 12 Aprile, egli ritornò nella nostra città in tutt’altre condizioni.